Riflessione e discussione
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Compito di approfondimento
Potrebbe commettere l'errore del senno di poi: poiché quella civiltà è risultata vincitrice, il suo successo viene retrospettivamente interpretato come inevitabile, ignorando gli altri percorsi possibili e i fattori casuali del momento. Inoltre, equipara la «diffusione di successo di una cultura» al «beneficio per l'umanità», ma la prospettiva memetica osserva che la diffusione culturale non necessariamente migliora il benessere umano; culture diverse definiscono il «bene» in modi differenti e non esiste uno standard oggettivo che dimostri la superiorità della definizione del vincitore.
Il «come si è raggiunto il successo» si concentra su processi, condizioni e meccanismi concreti — risorse, organizzazione, eventi fortuiti e dipendenza dal percorso — e costituisce una spiegazione storica verificabile. Il «perché era inevitabile», invece, afferma che il risultato era l'unico possibile, il che richiederebbe di escludere tutti gli altri percorsi; ma la storia è un sistema caotico di secondo livello, la previsione stessa modifica il comportamento e le prove sono di norma insufficienti a dimostrare l'inevitabilità. Perciò la storia sa rispondere bene al «come», ma difficilmente può affermare il «perché inevitabile».
La storia non avanza lungo un binario inevitabile prestabilito. Eventi fortuiti, scelte cruciali, combinazioni di condizioni e dipendenza dal percorso contribuiscono insieme a determinarne il corso. Sul terreno storico del momento, gli attori si trovavano di fronte a possibilità incerte e ramificate, e non sapevano quale percorso avrebbe avuto successo.
Per esempio, prima del profondo mutamento dei ruoli di genere nel XX secolo, l'ordine patriarcale appariva naturale e incrollabile per la sua lunga durata, universalità e stabilità; solo guardando indietro dopo il mutamento ci si è resi conto che non aveva alcun fondamento biologico necessario. Esistere a lungo non significa essere destinati a durare.
Il senno di poi ci porta a considerare scontato il risultato già avvenuto, ignorando le molteplici possibilità che allora coesistevano. Questa tendenza a fare i «profeti del poi» è la «fallacia del senno di poi».
La spiegazione storica è quindi più adatta a chiarire il «come è accaduto» — processi, condizioni e meccanismi — ma difficilmente può affermare una singola causa che spieghi il «perché doveva necessariamente accadere». Gli storici non sono profeti: non possono stabilire nessi causali necessari, perché casualità e incertezza sono sempre presenti.
Alcuni studiosi usano la metafora del «meme» per descrivere la diffusione culturale: la cultura è come un parassita mentale che passa da un ospite all'altro, indipendentemente dai costi o dai benefici per l'ospite umano. Una cultura che si diffonde con successo non necessariamente migliora il benessere umano.
Inoltre, la storia e la politica appartengono ai «sistemi caotici di secondo livello»: la previsione stessa modifica il comportamento dell'oggetto previsto, rendendo vana la previsione. Perciò studiare la storia non serve a prevedere accuratamente il futuro, ma ad ampliare gli orizzonti, per comprendere che il presente non è affatto «naturale» né inevitabile.
